Embrioni umani e ricerca scientifica: il caso italiano

Gianpiero Coletta

Resumo


In Italia la legge n. 40 del 2004 ha vietato la sperimentazione sugli embrioni umani che sono in sovrannumero rispetto a quelli utilizzati per l’impianto in utero. Agendo in questo  modo, il legislatore ha tutelato la vita umana sin dal suo inizio, ma ha anche impedito alla ricerca medica di progredire in campi di fondamentale importanza. E’ noto, infatti, che le cellule staminali di origine embrionale hanno una elevata potenzialità terapeutica e il loro trapianto rappresenta una cura potenziale per molte patologie. Con la scelta di proibire la sperimentazione su tutti i soprannumerari non si è tenuto conto del fatto che, tra essi, ve ne sono alcuni che non possono più essere impiegati a fini riproduttivi, perché congelati da un numero eccessivo di anni. Vietando la sperimentazione anche su tali embrioni, il legislatore del 2004 ha agito in modo discutibile. E’ evidente, infatti, che, tra il lasciar morire un embrione non più impiantabile e l’impiegarlo per la salvezza di numerosi individui, deve sempre prevalere quest’ultima opzione, che è la sola a poter tutelare la vita umana. E’ indubbio, inoltre, la scelta legislativa in esame non sembra rispettare il principio costituzionale della libertà di ricerca scientifica, perché la sperimentazione sugli embrioni è diretta alla tutela di individui che soffrono di gravi patologie e non sacrifica la vita o la salute di esseri umani.

Palavras-chave


ricerca medica; salute umana; embrioni

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Revista Brasileira de Direito Constitucional - RBDC
ISSN: 1678-9547 (impressa) - 1983-2303 (eletrônica)
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